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NOTIZIE IN BREVE 12/09/2019

Pregiudizio della procedura necessario per la revoca del concordato

  • La Corte di Cassazione (sentenza n. 16808/2019) stabilisce che gli atti di straordinaria amministrazione eseguiti dall’imprenditore ammesso alla procedura di concordato preventivo in difetto di autorizzazione del giudice delegato (art. 173, R.D. 267/42), conducono alla revoca dell’ammissione alla procedura, salvo che l’imprenditore ammesso al concordato dimostri, nel giudizio di revoca, che tali atti non risultino pregiudizievoli per gli interessi dei creditori.
  • Il criterio di migliore soddisfazione dei creditori è la guida per escludere ogni potenziale ragione di frode, unico aspetto degno di condurre alla revoca effettiva della procedura: in astratto, un atto straordinario anche non autorizzato potrebbe rappresentare un’azione favorevole alla massa dei creditori concorsuali, non giustificando di conseguenza azioni di revoca.
  • Già la giurisprudenza di legittimità ha elaborato il principio secondo cui i pagamenti eseguiti dall’imprenditore ammesso al concordato preventivo, anche in difetto di autorizzazione del giudice delegato, non comportino una revoca automatica, esperibile solo dopo l’accertamento giudiziale in relazione a pagamenti (o altre azioni) non derivanti dalla volontà di ottimizzazione della soddisfazione dei creditori.
  • In linea generale, gli atti non autorizzati giudizialmente a norma dell’art. 167, R.D. 267/42, sono ritenuti intrinsecamente dannosi alla massa dei creditori per presunzione.
  • Tale presunzione risulta a sua volta superabile attraverso la dimostrazione del debitore concorsuale in ordine all’assenza di pregiudizio della soddisfazione dei creditori.