Succedono cose che intaccano il nostro modello di vita storico. C’è stato il Covid ma è passato invano, non abbiamo imparato nulla. Forse abbiamo capito che è un’eventualità che può ripresentarsi, ma non ha cambiato il nostro stile di vita, le abitudini. Sembra che anche le bombe, le vittime, i missili, città e interi territori distrutti, bambini senza genitori e genitori senza più figli, non diano ormai scandalo.
La memoria non ci aiuta a costruire il futuro e a capire il presente. Per esempio, che tutto giri intorno all’energia si poteva supporre. E che la scarsità di risorse avrebbe messo in moto appetiti si poteva immaginare.
Certo è che la storia presenta accelerazioni e scossoni, momenti di crisi e di rinascita, ma a questo punto di inconsapevolezza siamo arrivati in modo molto veloce e improvviso.
È bastato un nazionalismo estremo, un “prima noi”, per smobilitare decenni di internazionalizzazione istituzionale, anni e anni di faticosa costruzione di principi regolatori. Adesso guardiamo macerie, fame, tracciati di bombe, tende al posto di case distrutte, popoli in fuga, vittime innocenti, credendo di poterci salvare dalla realtà.
È un disastro sociale ed economico senza razionalità che influirà pesantemente sugli anni a venire, sulle future generazioni, sui modelli di convivenza e di solidarietà umana. Sono azioni che non hanno previsto nessun nuovo ordine positivo. Il caso ha sostituito il pensiero.
Vorrei tanto parlare delle conseguenze delle guerre per il nostro mondo: inflazione, impoverimento, disuguaglianze crescenti, legge del più forte. Ma si è come annichiliti e lo stupore va all’insipienza, all’improvvisazione e alla conseguente crudeltà che ne deriva, che si sono impossessate dell’ordine mondiale.
Ciò che fa male è vedere come si sia azzerata quella capacità di previsione, che ogni imprenditore ha, che ogni persona di buon senso ha, nel calcolare i rischi delle decisioni. Che si chiami professionalità, ragionevolezza, senso comune, e mettiamoci anche la paura come atteggiamento positivo, è solo questione di lessico. Manca la testa e la storia non ci parla più e noi siamo diventati sordi.
C’è bisogno di promuovere la pratica dell’indugio, del lasciare spazio alla riflessione, del sospendere il giudizio per decisioni che coinvolgono il pianeta intero e tutti quelli che ci abitano, inconsapevoli e vittime delle follie di pochi.
Bisogna ricostruire l’autorevolezza della lucidità e della saggezza, della lungimiranza che impara dalla storia, scoprire e promuovere decisori umili che ascoltano, dotati di profondità della memoria e del progetto. Una merce che al momento appare ancora più rara delle risorse per cui si combatte, per le quali non sarà possibile decretare nessun vincitore.
Però, con un po’ di speranza, ogni tanto la storia ci consegna qualche illuminato, leader in grado di raccogliere motivazioni forti, capaci di indirizzare verso nuovi/vecchi valori. Leader che abbiano ben presente l’etica delle intenzioni, ma soprattutto l’etica delle conseguenze.
Non sembra questo il momento, ma confido che, con la stessa velocità con la quale abbiamo abbandonato i principi più nobili della convivenza, si possa riprendere la strada del diritto riconosciuto. Ottimismo inguaribile, ma necessario.
