Tra le note positive della legge di Bilancio 2020 si può annoverare la messa a regime della cedolare secca del 10% per i contratti di locazione “a canone concordato”. Inoltre, è stata scongiurata la riforma del catasto (ma solo temporaneamente, non ci illudiamo), eliminata dai disegni di legge programmati nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, che, però, tornerà in auge in occasione delle prossime leggi di Bilancio. La giustificazione? Adeguarsi alle raccomandazioni della Commissione Europea che, nei suoi documenti, attribuisce a tale intervento il fine dichiarato dell'aumento della tassazione sugli immobili.
Secondo Confedilizia, però, le buone notizie finiscono qui, ferma restando l'utilità del rinnovo, pur limitato a un solo anno, delle detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico (nonché dell'introduzione del nuovo “bonus facciate”), interventi che vengono volentieri rinnovati di anno in anno solo perché portano maggiori entrate (favorendo l'emersione del sommerso) rispetto alla portata delle agevolazioni stesse (e dunque determinando un vantaggio netto per l'Erario).
I fronti negativi sono almeno 2: l'unificazione Imu-Tasi e il mancato rinnovo della cedolare secca sugli affitti dei negozi.
Sul primo punto, il Parlamento ha semplicemente confermato la patrimoniale sugli immobili da oltre 20 miliardi l'anno, sopprimendo apparentemente la Tasi, che sarà inglobata, con qualche ipotizzabile aggravio di aliquote, nella precedente Imu. Quindi niente di diverso dal consueto gioco dei proclami: eliminiamo gli studi di settore (che ora si chiamano ISA), eliminiamo Equitalia (che ora si chiama Agenzia delle Entrate-Riscossione) e adesso eliminiamo anche la Tasi (che si incorpora semplicemente nell'Imu). Nessuna vera riforma.
Tutto pare seguire la logica del gattopardismo, ossia di quell'atteggiamento sintetizzabile nell'affermazione paradossale che “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”, che è l'adattamento più diffuso con cui viene citato il passo del romanzo “Il Gattopardo”.
Quanto alla eliminazione della cedolare secca sui negozi, non si vedono i motivi (tranne il gettito) per eliminare un'agevolazione volta a favorire l'affitto della miriade di negozi sfitti, giustificata solo da ragioni di cassa e forse anche un po' ideologiche: chi è proprietario di un negozio è “ricco” e deve giustamente “soffrire”.
Salvo sorprese in sede di esame parlamentare del cosiddetto decreto Milleproroghe, il ripristino dell'agevolazione potrebbe rientrare nell'agenda solo di un eventuale prossimo esecutivo. Fino ad allora, ricordiamoci dell'hashtag di Confedilizia creato a commento della scelta operata: #aqualcunopiacesfitto.
