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Agricoltura ed economia verde 28 Agosto 2026

Agriturismo e cocktail: quando la bevanda resta agricola

La preparazione di cocktail a base di succhi aziendali, vino o altri alcolici può trovare spazio nell’attività agrituristica, ma richiede attenzione all’inquadramento dell’operazione.

Un’azienda agricola che produce succhi di frutta e svolge anche attività agrituristica può valutare di ampliare la propria offerta proponendo bevande ottenute dalla miscelazione dei prodotti aziendali con vino o altri alcolici. La possibilità di farlo dipende, tuttavia, dalle modalità concrete con cui queste bevande vengono preparate, presentate e offerte alla clientela. Il primo elemento da considerare è la distinzione tra la somministrazione nell’ambito dell’attività agrituristica e la vendita diretta dei prodotti agricoli. Si tratta di 2 fattispecie differenti, disciplinate da normative diverse e caratterizzate da specifici requisiti. La vendita diretta trova riferimento nell’art. 4 D.Lgs. 228/2001, mentre la somministrazione di pasti e bevande nell’agriturismo è disciplinata dalla L. 96/2006 e dalle disposizioni regionali.Nell’ambito dell’agriturismo, la preparazione e la somministrazione di un cocktail può essere considerata ammissibile quando la bevanda si inserisce effettivamente nel servizio agrituristico e valorizza le produzioni dell’azienda. La normativa nazionale ricomprende infatti nella somministrazione agrituristica anche prodotti alcolici e superalcolici, mentre la disciplina regionale stabilisce più nel dettaglio modalità e condizioni dell’attività.La posizione dell’impresa appare quindi maggiormente sostenibile quando il cocktail viene proposto agli ospiti della struttura, accompagna un pasto o un aperitivo composto anche da...

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