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10 Febbraio 2026
AI Care: la salute entra in chat
Crescono i servizi di “AI Health” che spiegano referti, suggeriscono domande al medico e incrociano dati da wearable e app. Promettono prevenzione e semplicità, ma impongono cautela su privacy, affidabilità e confini tra informazione e diagnosi.
Negli ultimi mesi l’idea di “AI Care” o “AI Health” è uscita dai laboratori e sta prendendo forma in prodotti concreti: assistenti che aiutano a leggere un referto, trasformano un linguaggio medico complesso in parole comprensibili, riassumono una visita, ricordano terapie e appuntamenti, oppure collegano i dati di dispositivi indossabili con sintomi e abitudini quotidiane. È però fondamentale chiarire subito un punto: queste soluzioni non operano come medici digitali. Non formulano diagnosi, non prescrivono terapie e non sostituiscono il professionista sanitario, ma agiscono esclusivamente come strumenti di supporto informativo e organizzativo.Il loro obiettivo principale è ridurre la distanza tra informazione sanitaria e paziente, soprattutto nella quotidianità, dove spesso il problema non è la mancanza di cure, ma la difficoltà di comprendere referti, monitorare parametri nel tempo e prepararsi in modo consapevole al confronto con il medico. Un assistente ben progettato può aiutare a individuare variazioni nei dati registrati, suggerire domande pertinenti da porre durante una visita e migliorare l’aderenza alle terapie, senza mai prendere decisioni cliniche autonome.La promessa è quella di una sanità più ordinata e preventiva, ma proprio per questo richiede grande cautela. Un sistema conversazionale può semplificare eccessivamente informazioni complesse o generare interpretazioni fuorvianti se usato in modo improprio. Il rischio principale non è...