Economia 09 Aprile 2020

Alla ricerca della razionalità perduta

Vi è il rischio che alcuni investitori possano vendere i titoli del debito pubblico italiano e molti parlano di speculazione. Errori nella spesa pubblica e nel debito pubblico. Cerchiamo di fare chiarezza.

Il debito pubblico italiano ha raggiunto circa il 134% del PIL. Un'evoluzione abnorme iniziata negli anni '70 con impennate negli anni '80 e '90. I deficit pubblici si sono susseguiti in modo dissennato, con picchi al 12%. Per giunta l'economia italiana è in stagnazione da decine di anni, con assenza di competitività del settore privato e carenze di efficienza del settore pubblico. La cessione di titoli pubblici il cui rischio di credito potrebbe variare nel futuro prossimo è una delle strategie di investimento. Qualcuno le includerebbe nelle strategie degli hedge fund che attuano strategie fixed-income arbitrage. Molti investitori istituzionali sono obbligati a vendere quei titoli. Molte persone definiscono quanto detto speculazione. In realtà si tratta di strategie di investimento e di regolamentazione finanziaria. Molte persone si confondono su questi aspetti dei mercati finanziari. Questo è l'ennesimo motivo per il quale in Italia non si dovrebbe avere debito pubblico e la spesa pubblica minimizzata. L'enorme spesa pubblica, dalla quale scaturisce il debito pubblico, è stata utilizzata in modo scandalosamente improduttivo. Non è servita né per incrementare e migliorare le infrastrutture, né per lanciare progetti che avrebbero potuto favorire la crescita economica dell'Italia, né per migliorare la sua posizione strategica nel contesto di politica economica internazionale....

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