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Imposte e tasse 05 Ottobre 2021

Antiriciclaggio, una brutta bestia da semplificare

L’irragionevolezza di emanare norme da applicare in modo indiscriminato negli studi di grandi dimensioni e in quelli minori, in modo da creare orpelli improduttivi e inutili.

Una mania del legislatore italiano, che notoriamente è avulso da ogni realtà, è quella di voler emanare con un’unica legge disposizioni da osservare in un’impresa con 1000 dipendenti o in una con 2 dipendenti. Abbiamo così assistito, nel corso degli anni e specie negli ultimi, all’introduzione di norme e orpelli vari. Uno di quelli che hanno colpito maggiormente i commercialisti è stata l’introduzione della normativa antiriciclaggio, spesso e volentieri proprio un vero orpello, costituito da adempimenti inutili che nella maggior parte dei casi altro non si rivelano che una perdita di tempo. Poi, come se non bastasse, con la stessa forma mentis del legislatore, i commercialisti ci hanno messo del loro, studiando punteggi e indici per valutare il rischio inerente, quello specifico, quello effettivo, l’autovalutazione del rischio complessivo di studio. E intanto l’UIF ha pensato bene di emanare una serie di indicatori. Perché sono orpelli? Perché nella maggior parte dei casi, specie negli studi di piccolissime dimensioni, non è il caso di ricavare indici: la conoscenza del cliente magari da decenni, dei redditi conseguiti, delle disponibilità di denaro rendono del tutto inutile procedere alla valutazione di una serie di rischi, mentre appare più’ che sensato procedere all’eventuale segnalazione di operazioni in contanti, rammentando che dal 1.01.2022 il limite...

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