Aspetti fiscali della raccolta fondi degli ETS non commerciali
La circolare esplicativa della riforma del Terzo settore (Circ. 19.02.2026, n. 1/E) affronta in vari punti gli aspetti fiscali della raccolta fondi degli ETS.
Di seguito, si formulano alcune considerazioni sulle raccolte fondi degli ETS non commerciali, sulla base dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la Circ. 19.02.2026, n. 1/E.L’attività di raccolta fondi degli ETS può essere sia pubblica che privata ed è regolata dall’art. 7 CTS, al quale si rinvia per quanto riguarda gli aspetti civilistici. Ai fini fiscali, occorre fare una distinzione fondamentale tra raccolta fondi senza scambio di beni e servizi e raccolta fondi con vendita di beni e servizi.Raccolta fondi senza scambio di beni e servizi - Non è rilevante fiscalmente. L’Agenzia delle Entrate, con la Circ. 19.02.2026, n. 1/E così si esprime sul punto: “si fa presente che qualora l’ETS acquisisca la qualifica di ente non commerciale, laddove le raccolte fondi non prevedano la vendita di beni o servizi (es. sollecitazioni, donazioni, lasciti testamentari, ecc.), e, dunque, non vi sia sotteso alcun rapporto sinallagmatico, esse devono considerarsi non commerciali, indipendentemente dalla frequenza (quindi, della occasionalità o meno) e delle modalità (anche se non in concomitanza con celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione) con cui sono realizzate”. In estrema sintesi, si può affermare che se non c’è corrispettività non c’è fiscalità e non vi sono vincoli alla raccolta. In questa tipologia, i casi più ricorrenti (es. raccolta tramite banchetti, tramite mailing, face to face) sono legati da un comune...