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Imposte e tasse 03 Dicembre 2019

Auto acquistata a rate? Per il redditometro non fa differenza

Il possesso di un bene ritenuto rilevante nel contesto dell’accertamento rappresenta un indice di ricchezza, a prescindere delle modalità con cui è stato pagato.

A differenza di quanto si possa credere (in alcuni casi anche ragionevolmente), l’acquisto di un bene di un certo valore con ricorso al pagamento rateale può risultare sospetto al Fisco e far scattare l’accertamento di un maggior reddito. Tale procedura è stata chiaramente avallata da un recente intervento della giurisprudenza di legittimità contenuto nell'ordinanza della VI Sezione Civile della Cassazione 15.11.2019, n. 29761.
La domanda che ci si pone è la seguente: un contribuente, come può procedere all’acquisto di un bene di notevole valore, che si collochi in maniera oggettiva al di sopra delle reali possibilità economiche? A tal proposito, tuttavia, il fattore dirimente non è solo rappresentato dalla modalità di acquisto di un determinato bene che, come nel caso in commento, risulta acquisito con pagamento rateale: si dovrà anche dimostrare in che modo tale bene verrà poi mantenuto. Infatti auto, immobili e altri cespiti ritenuti fiscalmente di rilievo impongono il sostenimento di spese non indifferenti: per esempio le tasse, costi per assicurazioni, riparazioni e gestione ordinaria dei beni e così via.
Tutti questi elementi informativi, dotati di spiccata verosimiglianza, sono pertanto posti alla base di accertamenti operati dall'Agenzia delle Entrate tramite il c.d. accertamento sintetico. La sentenza in commento rappresenta quindi la conferma di un esempio punitivo per quelli che (a torto o a ragione, ognuno può pensarla come crede) sono considerati “furbetti” che, pensando di scampare alle maglie del redditometro, ritengono che l’acquisto a rate possa escluderli dall’accertamento.
Nonostante in passato la stessa Cassazione si sia pronunciata bocciando gli atti impositivi emessi in un contesto simile a quello sopra rappresentato, censurando tali metodiche impositive allorquando le acquisizioni di beni, ancorché sproporzionate rispetto al reddito dichiarato, siano state operate mediante regolare finanziamento, non si può negare che i giudici della Suprema Corte propendano, in tal senso, verso le tesi delle Entrate. Nonostante la posizione del Fisco risulti, in tal senso, rafforzata dal supporto giurisprudenziale, al contribuente non spetta che attivarsi per fornire prova contraria, qualora disponga di validi (documentati) elementi, per supportare le proprie ragioni e contrastare la contestazione di maggiori consistenze reddituali, ancorché solo presunte sulla base di precisi indici: in ciò, con riferimento sia all’acquisto che al mantenimento di tali beni.
Infatti, tale tipologia accertativa, al di là della condivisione o meno del metodo, non può e non deve impedire al contribuente la possibilità di dimostrare, essenzialmente attraverso documentazione scritta, che il maggior reddito determinato e contestato con il metodo sintetico sia costituito in tutto o in parte da disponibilità economiche provenienti comunque da redditi esenti da tassazione o da redditi già soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta.