Il regime fiscale dei beni immobili detenuti per l'esercizio di arti e professioni è sempre stato piuttosto complesso, rendendo auspicabile un'attenta rivisitazione dell'intera materia.
Nel corso del tempo si è assistito a un profondo mutamento della disciplina contenuta nell'art. 54 Tuir relativa alla determinazione del reddito derivante dall'esercizio abituale di arti e professioni. Gli interventi sono stati ispirati prevalentemente dalla volontà di ridurre le differenze tra le regole di determinazione del reddito di lavoro autonomo e quelle del reddito d'impresa. Tuttavia, la trascrizione di norme espressamente ispirate al mondo delle imprese non sempre è stata operata con gli opportuni adattamenti alle specificità del contesto del lavoro autonomo. Ciò ha portato alla creazione di un quadro normativo estremamente articolato, spesso contrastante e disomogeneo. Tra le tante difficoltà che interessano il reddito di lavoro autonomo, assume un rilievo l'autoconsumo con particolare riferimento all'immobile professionale. In termini generali, assume rilevanza fiscale l'autoconsumo “esterno” di beni inteso come la destinazione dei beni al consumo personale o familiare dell'imprenditore/del professionista o ad altre finalità estranee all'impresa / all'arte o professione.
Ai fini delle imposte dirette, dopo le modifiche apportate dal D.L. 223/2006 e dalla L. 296/2006 e con le dovute eccezioni, concorre a formare il reddito del professionista anche la plusvalenza realizzata su immobili strumentali mediante l'“autoconsumo”, mentre sono irrilevanti le...