Come se non ci fosse stata la globalizzazione, l’apertura degli orizzonti internazionali, la dimensione sovranazionale, le frontiere commerciali sgretolate, Internet e i social.
Come se le notizie di tutto il mondo non fossero all’istante disponibili sui nostri computer.
Come se le guerre e le disgrazie non fossero continuamente documentate e non invadessero la nostra coscienza.
Come se il Covid-19 non ci avesse mostrato le nostre forti interrelazioni.
Parto da lontano per parlare di autonomia, una parola che mi ha disturbato in questo periodo, nel senso di turbato con pensieri negativi. Eppure, mi è sempre stata simpatica la parola in sé, ma non il modo in cui è stata utilizzata. Qualcosa ho letto, a suo tempo, per capire che autonomia contiene in sé il concetto di identità. Il problema è che identità evoca uno stato di chiusura, verso gli altri e il mondo. L’autonomia, invece, è un’identità che agisce. E come? Naturalmente verso altre riconosciute autonomie. Autonomia è riconoscimento di identità e constatazione delle proprie insufficienze che ci aprono all’altro. Mi ricordo di un convegno in cui si parlava, ancora molti anni fa, di complementarità dei territori. Ecco cosa significa autonomia: identità di risorse che si relazionano con quelle di altri territori. Peculiarità e complementarità che si incrociano. Vai a parlare di chiusure...