Aziende agricole, sempre più rilevante la tenuta della contabilità
Nonostante tale adempimento sia facoltativo, le “Linee guida per il risanamento delle imprese agricole” emanate dal CNDCEC ne evidenziano l'utilità, anche al fine di accedere più velocemente agli strumenti di gestione della crisi.
Il documento a cura del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili in collaborazione con le associazioni di categoria del settore primario è lo spunto per alcune considerazioni in merito alla tenuta di una minima contabilità da parte delle aziende agricole. Queste, qualora svolgano l'attività sotto forma di ditta individuale o società semplice, non hanno l'obbligo della tenuta della contabilità, se non ai meri fini Iva e questo aspetto mal si concilia con gli strumenti di risanamento percorribili nel malaugurato caso in cui l'azienda agricola entrasse in crisi. La situazione ovviamente si complica sempre di più con il crescere dei volumi aziendali, in quanto un'eventuale ricostruzione dei saldi diventa via via più difficile e dispendiosa.
Come riportato nelle linee guida in commento, nonostante le aziende agricole non siano soggette a fallimento, possono in ogni caso accedere ad alcune procedure di ristrutturazione e di risanamento previste dalla legge che, a loro volta, consentono di effettuare transazioni, oltre che con i propri creditori, anche con l'Amministrazione Finanziaria. Si parla, pertanto, di accordi di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F., di transazione fiscale ex art. 182-ter e degli accordi di composizione della crisi di cui alla L. 3/2012. Quello che accomuna la percorribilità di tali procedure è la base di partenza, consistente nella...