RICERCA ARTICOLI
Coop 22 Ottobre 2026

Beni confiscati e Terzo settore: svolta per le cooperative sociali

L’assegnazione dei beni sottratti alle mafie rappresenta un’opportunità centrale per gli enti del Terzo settore. Tra avvisi e pre-informazioni, le cooperative sociali si confermano protagoniste per il riutilizzo sociale e la legalità.

Le procedure pubbliche, i bandi e gli avvisi in pre-informazione dedicati all’assegnazione e alla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata si confermano pienamente accessibili alle cooperative sociali. La disciplina si fonda storicamente sulla L. 109/1996, la pionieristica normativa d’iniziativa popolare che ha introdotto il principio del riutilizzo sociale, ed è oggi organica all’interno del Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011). Tali disposizioni individuano negli enti del Terzo settore i soggetti prioritari a cui affidare immobili, terreni e strutture produttive sottratti al crimine organizzato, trasformando beni simbolo dell’illegalità in vettori di coesione sociale e sviluppo. L’evoluzione normativa: dal Codice Antimafia al Terzo settore - Il Codice Antimafia stabilisce che i beni confiscati in via definitiva, dopo essere stati trasferiti dall’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) al patrimonio indisponibile degli enti locali, possano essere concessi in uso gratuito agli enti del Terzo settore. In questo contesto si inserisce l’apporto delle cooperative sociali, regolate dalla L. 381/1991, sia nelle componenti di tipo A (gestione di servizi sociosanitari ed educativi) sia di tipo B (inserimento lavorativo di persone svantaggiate). A rafforzare il quadro interviene il Codice del Terzo settore...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.