Ho cercato di capire come sia possibile un aumento della bolletta energetica di così grande entità (si è parlato del 40% nel prossimo trimestre) quando già si sono verificati aumenti del 20% nello scorso periodo, ma sinceramente mi sono perso.
Dicono che sia aumentato il prezzo del gas naturale e aumentata la domanda a sostegno della ripresa, ma che il Governo farà di tutto per scongiurare aggravi così pesanti sul bilancio delle famiglie.
In verità, non pensavo che la produzione di energia elettrica fosse ancora determinata da un solo fattore, ma che fosse il risultato di varie componenti, non ultima quella formata dalle risorse rinnovabili. Invece, scopro che la generazione elettrica è ancora alimentata per il 65% da risorse fossili e solo per il 10% da rinnovabili. Il resto è idroelettrico e importiamo il 4% dalla Francia nucleare.
A proposito, il nucleare sembra tornata a far parlare di sé nella sua versione “verde”, quella capace di risolvere l’annoso problema dello smaltimento delle scorie e che assume una maggiore capacità di minimizzare i rischi classici, che tanti danni hanno fatto in passato, fino a Fukushima.
Viene il sospetto che il nucleare torni in auge per un semplice calcolo di rischio. A fronte di eventi ancora non governabili o prevedibili come cicloni, terremoti, alluvioni, il rischio del nucleare di ultima generazione in fase di sperimentazione risulterebbe poi alquanto relativo rispetto a tutti gli altri rischi “naturali”.
Sembra, anzi, che il nucleare di nuova generazione potrebbe rappresentare una risorsa indispensabile per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, sostituendo progressivamente la quota di combustibile fossile utilizzato nella generazione elettrica. Perché, a detta degli esperti, nessuna fonte rinnovabile sarebbe in grado di produrre tutta l’energia pulita necessaria ai nostri bisogni sempre crescenti. I conti che sono stati fatti per arrivare a emissioni zero indicano pari a un quarto il contributo delle tecnologie carbon free (solare, eolico, idroelettrico ecc.), mentre gli altri tre quarti dovrebbero essere prodotti da tecnologie ancora in fase di sperimentazione.
Sarebbe una specie di nemesi storica, che da un dibattito su una produzione di energia rischiosa, dal carattere molto ideologico, si arrivi ora a invocare il nuovo nucleare come salvezza dal fossile.
Girano anche false comunicazioni, che scambiano per puro risparmio energetico il passare da un’auto diesel a una ibrida, senza considerare che l’energia utilizzata per produrre batterie, estrarre materiali rari e produrre energia elettrica è ancora in gran parte prodotta con materiali fossili: solo la verde Germania ha utilizzato negli ultimi 6 mesi di quest’anno il 40% di carbone in più per produrre energia.
È un bel dilemma se, come previsto, ogni Paese della Ue deve trovare una propria strada per tagliare le emissioni del 55% entro il 2050 rispetto al 1990.
In un recente libro “I traumi d’Europa”, il maggior demografo italiano Massimo Livi Bacci notava un evidente cambio di paradigma: negli ultimi 2 secoli la “politica”, intesa come decisione pubblica, ha sostituito la “natura” nel fare danni all’umanità. Guerre, genocidi, conflitti, terrorismo fanno ormai più vittime degli eventi naturali, delle pestilenze e delle epidemie.
Cercare di ridurre la bolletta degli italiani nei modi più rispettosi dell’ambiente potrebbe essere allora il compito di una buona politica.
