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Imposte e tasse 13 Luglio 2023

Bollo su fatture, ma quanto mi costi?

La risposta n. 428/2022 afferma che il riaddebito della marca da bollo è ricavo per il prestatore. Di conseguenza, contributi previdenziali e ritenute aumentano (marginalmente) costringendo i committenti a onerosi interventi sui sistemi.

La questione, in sé, sembra abbastanza marginale: è noto che le fatture devono essere assoggettate, fin dall’origine, all’imposta di bollo da 2 euro quando la somma indicata, non soggetta a Iva, è superiore a 77,47 euro (le vecchie 150.000 lire). Inoltre, entrambe le parti sono solidalmente responsabili per il pagamento dell’imposta.
Fin qui niente di nuovo, certo l’ampliamento del regime forfetario ha comportato un allargamento della platea di soggetti tenuti ad applicare la marca da bollo. Aggiungiamo che la nuova tecnologia della fatturazione elettronica comporta l’indicazione dell’imposta in un apposito campo del tracciato XML, il pagamento dell’imposta in modo virtuale e la possibilità di verifica immediata da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Queste modalità riducono possibili dimenticanze di un adempimento cenerentola. Ma paradossalmente un aspetto dirompente deriva da una circostanza laterale, venuta all’attenzione a causa di un interpello del 2022 (Risposta 428).

L’interpello è stato promosso da un contribuente forfetario che si è posto il problema della configurazione dell’imposta di bollo addebitata al cliente come ricavo imponibile. Il contribuente deduceva, dall’obbligo solidaristico di pagamento dell’imposta di bollo, la conclusione che tale riaddebito sfuggisse alla nozione di ricavi, intesi quali remunerazioni delle prestazioni rese al cliente e non come generici incassi.
Ebbene, l’Agenzia ha buon gioco a ribattere che l’obbligo di corrispondere il bollo sulle fatture, sebbene assistito dalla solidarietà, grava su chi consegna o spedisce il documento e, quindi, (in genere) sul prestatore. Il riaddebito (eventuale) al committente è quindi parte integrante del compenso.

Tale questione, sebbene di rilevanza marginale per il prestatore, ha effetti non indifferenti sui sistemi contabili dei committenti più strutturati, in particolare sui sistemi utilizzati per la gestione degli agenti. L’assimilazione a compensi del riaddebito per la marca da bollo comporta una marginale variazione dei contributi previdenziali nelle fatture ricevute e una altrettanto minima variazione nella quota dei contributi a carico dell’azienda committente, in particolare Enasarco e in taluni casi Inps, nonché nelle ritenute.
Ciò comporta per il committente sia l’esigenza di rilevare il riaddebito per bollo quale compenso nelle certificazioni, sia l’esigenza di modificare i sistemi contabili per tenere conto di questa quasi impercettibile variazione.
Infatti, gli ERP più strutturati sono concepiti per simulare le fatture dei collaboratori e calcolare i versamenti accessori ancora prima della contabilizzazione delle fatture effettive.
Così, ad esempio la gestione dell’Enasarco sarebbe carente di pochi centesimi per ogni fattura, e cioè la percentuale previdenziale moltiplicata per i 2 euro del bollo, e così ritenute, FIRR, ecc.
La cosa bizzarra è che il committente, per adeguarsi alla nuova interpretazione, dovrà non solo sborsare qualche centinaio (o migliaio) di euro in più per versare i maggiori contributi ma anche spendere somme ben più significative per modificare e adeguare i propri sistemi. Sempre sperando nell’uniformità di comportamento da parte dei prestatori.