Il bonus pubblicità, introdotto per agevolare gli investimenti pubblicitari su stampa ed emittenti radio-televisive locali, prosegue il suo tormentato cammino.
L'ultima puntata della vicenda è stata scritta con il comma 762 della legge di Bilancio 2019. Per dirla con le laconiche parole della Presidenza del Consiglio, “per rendere compatibile il credito di imposta previsto dall'art. 57-bis D.L. 24.04.2017, n. 50, l'art. 1, c. 762 della legge di Bilancio per l'anno 2019 (Legge 30.12.2018, n. 145) ha modificato il citato art. 57-bis, chiarendo che le agevolazioni fiscali ivi previste sono concesse ai sensi e nei limiti della normativa europea in materia di aiuti de minimis”.
Il diritto comunitario (art. 107 del trattato istitutivo dell'Unione) vieta gli aiuti concessi dagli Stati o attraverso risorse statali che, favorendo alcune imprese o produzioni, falsino o minaccino la concorrenza. Sono, però, previste alcune deroghe.
La Commissione Europea, con la warning letter del 21.11.2018, ha eccepito che il bonus rappresenta un aiuto di Stato indiretto a taluni media, che per il 2017 ha effetti retroattivi e quindi non incentivanti e infine che esso non è un contributo a fronte di investimenti (contabilmente intesi) ma di oneri di esercizio. A questo punto, per evitare la bocciatura della Commissione Europea, il legislatore ha ridimensionato l'importo massimo dei contributi erogati a ogni singolo soggetto,...