Economia 02 Maggio 2022

Cambio di direzione

Non avremmo mai pensato di affrontare nuovamente un rimescolamento epocale. Eventi che ritenevamo appartenenti al passato sono riemersi a inquietarci, a cambiare prospettive, a costringerci a riconsiderare le nostre abitudini e, fino nel profondo, i nostri principi.

È impossibile evitare l’argomento guerra che si è dolorosamente inserito nelle nostre coscienze e che martella ogni giorno i nostri pensieri e voglio sperare che si ripristini un lungo periodo di pace, anche se con assetti diversi, con strategie e politiche assolutamente differenti da quelle passate.
Siamo, infatti, nella necessità di ripensare il mondo globale e anche i nostri piccoli mondi locali, le nostre stesse opzioni personali, di riflettere sul cambio di direzione.

Non ho l’ambizione di allargare lo sguardo a tutto il mondo e a come sarà dopo questa sciagura. Mi limito a piccole cose che mi appaiono significative.
Ho letto, per esempio, di una tendenza che, se appare in contraddizione con le attuali difficoltà economiche, dopo la pandemia (speriamo davvero dopo) assume un diverso significato.
Un’indagine condotta da McKinsey e Microsoft ha rilevato un’accelerazione nel fenomeno dell’abbandono volontario del lavoro. Se la mobilità del lavoro negli USA è sempre stata rilevante, una dinamica simile, ma naturalmente meno intensa, si è manifestata anche in Italia. I dati del 2021 del Ministero del Lavoro riscontrano 2 milioni di abbandoni volontari con un incremento del 33% rispetto al 2020. L’indagine McKinsey stima che nei prossimi mesi del 2022 il 40% dei lavoratori a livello mondiale sarà intenzionato a cambiare lavoro.
Il profilo tracciato per l’Italia mostra una prevalenza di uomini, una percentuale di giovani pari al 43% sul totale e una netta preminenza nel Nord (56%) rispetto a Centro (20%) e Sud (24%).
È soprattutto dalle mansioni manuali che si determina l’esodo, visto che si riscontra una prevalenza di titoli di studio inferiori al diploma (54%) rispetto a laurea (15%) e a diploma (31%).
Tra le motivazioni emerge in modo prioritario il fattore tempo, la tendenza alla riappropriazione del tempo libero. Secondariamente si dichiarano motivi inerenti la carriera, la famiglia e problemi di conciliazione, l’ambiente difficile dovuto a rapporti personali e a mancanza di riconoscimento, la non condivisione dei valori aziendali, la retribuzione.
La complessità della situazione generale, che produrrà una riconsiderazione di valori e un riposizionamento economico e riguarderà pesantemente l’approvvigionamento energetico, toccherà gli stili di vita e i livelli di consumo delle persone, e anche strategie individuali. Sono strategie di vita che fanno tesoro dell’esperienza della pandemia e che, ancor più, valuteranno il nuovo assetto valoriale che deriverà dal conflitto in corso e dai suoi prolungamenti. Non per nulla aumentano gli annunci con l’opzione “da remoto, figli dell’esperienza del lockdown e del lavoro a distanza.

Alcuni economisti parlano di Yolo Economy (You Only Live Once: si vive una sola volta) a significare un’esigenza sentita di riappropriarsi di ritmi di vita più aderenti a uno stile armonico.
Senza ricorrere ai luoghi comuni del “riscoprire i valori della famiglia”, sembra sia venuto il momento di considerare una decelerazione, di riconsiderare l’opportunità delle pause come momenti di riflessione per le proprie scelte.
Che non saranno facili in un mondo che sta cambiando. Speriamo non in peggio.