C’era una volta l’immagine dell’Asia come terra di conquista. Un minimo aumento di Pil spingeva le economie occidentali a considerare i mercati asiatici come meri mercati di consumo. Ben presto, però, le cose cambiarono. I cinesi per primi, e poi altri, iniziarono a comprare tecnologie, a investire in ricerca e risorse umane e la storia cambiò completamente. E stiamo parlando soltanto degli ultimi 20 anni per Cina e Sud-est asiatico, mentre Corea del Sud e Giappone erano ben avanzati economicamente già da prima. L’Ottocento è stato il secolo dell’Europa, il Novecento quello dell’America e questo sarà il secolo dell’Asia. Lo dice Parag Khanna, un giovane e affermato studioso indiano nel suo saggio “Il secolo asiatico?”: e a vedere questi primi venti anni, è difficile contraddirlo. E non riesco a capire come mai nella traduzione italiana compaia il punto interrogativo, mentre l’originale inglese recita “The future is asian”. Punto. Sembra che in Italia non ci si voglia ancora credere, ma tutti i dati indicano un andamento che sposta il baricentro certamente verso est e alcune considerazioni lo confermano.
A parte la demografia (5 miliardi di persone, di cui 1,5 cinesi), con il Pil attestato su un aumento annuo anche a 2 cifre, gli investimenti in infrastrutture (La Via della Seta), i movimenti finanziari e i progressi nella ricerca tecnologica, l’Asia sta...