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05 Settembre 2026
Chi controlla l’algoritmo? Il decreto non lo dice
Gli schemi di adeguamento all’AI Act costruiscono autorità, poteri ispettivi e sanzioni, ma nessuna disposizione stabilisce quali competenze debba possedere chi esercita in concreto la sorveglianza umana sui sistemi.
La domanda su chi controlli i controllori ricorre come un mantra e chi si occupa di revisione e audit la conosce bene. Il dubbio risale a Giovenale, di fatto uno stand-up comedian di 2000 anni fa, che si chiedeva chi avrebbe custodito i custodi della moglie fedifraga: se il controllo è affidato a chi non ha competenze, indipendenza o strumenti per esercitarlo, produce soltanto un costo aggiuntivo.Gli schemi di decreto legislativo di adeguamento all’AI Act, approvati in esame preliminare il 10.06.2026 e ancora all’esame delle Camere, costruiscono l’architettura del controllo: AgID come autorità di notifica, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale come autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto unico, autorità settoriali confermate nei rispettivi ambiti, Comitato di coordinamento presso la Presidenza del Consiglio e spazio nazionale di sperimentazione gestito congiuntamente. L’impianto è ordinato; la ripartizione delle competenze, in sé, ragionevole.Manca però la risposta alla domanda decisiva. La sorveglianza umana è il pilastro del regolamento europeo e degli obblighi per chi impiega sistemi ad alto rischio, ma il decreto non dice quali competenze debba possedere chi, in concreto, verifica i dati di ingresso, valida gli output, riconosce un bias e decide se il sistema sia ancora affidabile. Il tema è emerso nelle audizioni parlamentari di luglio, senza tradursi, per ora, in una previsione normativa.Uno strumento, in realtà, esiste già. La norma...