Una situazione che si può (purtroppo) presentare è quella della chiusura della partita IVA del professionista deceduto. Al riguardo, l'art. 35-bis D.P.R. 633/1972 dispone che gli eredi devono procedere alla chiusura della partita IVA del defunto entro i successivi 6 mesi dalla data della morte.
La norma comporta problemi per il versamento dell'IVA non ancora incassata entro il termine per chiudere la partita Iva del defunto; ciò si verifica quando:
- non è stata riscossa l'IVA relativa a fatture emesse con imposta ad esigibilità differita;
- non è stata emessa la fattura in quanto non è avvenuto il pagamento del corrispettivo del servizio.
La risoluzione dell'Agenzia delle Entrate 20.08.2009 n. 232/E ha sostenuto che la cessazione dell'attività del professionista si verifica non con la cessazione delle proprie prestazioni ma con la loro fatturazione, che può verificarsi fino al momento dell'incasso del corrispettivo e quindi anche entro il termine di prescrizione per la riscossione del credito previsto dall'art. 2956 C.C.
La Cassazione a Sezioni Unite, nella sentenza 21.04.2016, n. 8059, ha affermato che il compenso per la prestazione professionale è imponibile ai fini IVA anche se percepito successivamente alla cessazione dell'attività e anche se incassato dagli eredi, in quanto l'imponibilità nasce con la “materiale esecuzione della...