Come rendere più resiliente uno staff multi-generazionale
Nei momenti difficili l'attrito tra generazioni può diventare tagliente e concreto. I fraintendimenti sulla dedizione crescono con l'ansia, portando a cercare colpevoli per le inefficienze. Non bisogna uniformare, ma agire compatti.
Le persone nate tra il 1945 e il 1964 vengono per consuetudine chiamate “Baby Boomer”; quelle nate tra il 1965 e il 1979 costituiscono la generazione X (Gen X); quelle invece nate tra il 1980 e il 1994 la generazione Y (Gen Y o “Millennial”); quelle, infine, nate tra il 1995 e il 2010 la generazione Z (Gen Z o “Centennial”). Gli ambienti lavorativi frequentemente ricomprendono tutte le classificazioni, ciascuna con propri valori e sensazioni. È una vera e propria sfida per gli imprenditori che vogliono promuovere una cultura interna in cui i dipendenti si sentano trattati secondo le proprie aspettative professionali.
Anziché tentare di omogeneizzare la “manodopera”, muoversi insieme è, ora più che mai, essenziale. Per ottenere una vera integrazione e collaborazione è importante riconoscere e sfruttare le diverse caratteristiche di ogni categoria. Per rompere gradualmente le barriere e gli stereotipi e migliorare la resilienza complessiva si possono seguire 4 fasi.
Iniziate organizzando incontri collettivi per discutere di come la visione, la missione e i valori aziendali possano aiutare a definire lo scopo di ognuno. Queste riunioni permetteranno di generare empatia tra le generazioni, in modo che ognuna comprenda e rispetti le diverse opinioni su ciò che può considerarsi un impegno “significativo”.
Indagate poi con i dipendenti della Gen Z avvalendovi di un grafico...