Forse, anzi sicuramente, gli inglesi sono più bravi di noi nell’autocontrollo e nell’autostima e hanno alle spalle secoli di democrazia consolidata. Hanno pensato di far da soli, hanno considerato l’istituzione europea una zavorra che impediva loro di navigare liberi, come sempre hanno fatto, sugli oceani dei mercati.
Mentre scriviamo non sappiamo ancora se la Brexit sarà governata da un accordo o se sarà “hard”, dando così il via a una contrattazione continua su ogni singola questione, a partire dalla mobilità dei suoi e nostri cittadini.
Il rapporto “Gli effetti economici dell’accordo su Brexit” proposto dal Governo inglese e redatto nello scorso novembre dal NIESR (National Istitute of Economic and Social Research) indica una contrazione del PIL britannico del 3,9% fino al 2030, pari a 100 miliardi di sterline, dovuta al cambiamento dei rapporti commerciali con i paesi UE ed extra UE. La stima è in caso di accordo e il valore corrisponderebbe al PIL prodotto dal Galles o dalla sola area metropolitana di Londra. Nel caso di un’uscita senza accordo, la stima prevede un calo del 5,5% del PIL, pari a 140 miliardi di sterline, mentre nel caso più favorevole di un’intesa doganale con l’Unione Europea i valori si ridurrebbero al 2,8% e 70 miliardi.
La libertà è certamente una gran bella cosa, ma non tutti gli inglesi forse sanno che il calo...