Guardare alla crisi come opportunità può sembrare poco etico, soprattutto dal punto di vista delle vittime, però rimane l’approccio più costruttivo di fronte ai disastri dell’uomo e della natura. Questo non significa trasformarsi in pirati e saccheggiatori, anzi: si tratta invece di cogliere quei pochi barlumi che possono trapelare anche nei contesti più drammatici, cercando di “imparare la lezione”. La lezione che proponiamo arriva dall’angolo povero del mondo, l’Africa subsahariana, dove si sta sviluppando un modello di condivisione dell’energia prodotta dalle comunità rurali attraverso impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici, “estraendo” bitcoin (mining) dal surplus di elettricità rimasto inutilizzato per mancanza di infrastrutture, sistemi di accumulo, ecc.
Se i rincari energetici hanno picchiato forte sulle nostre economie, è facile immaginarsi l'effetto su quelle più fragili. Nella sua brutalità, quindi, l'invasione russa dell'Ucraina mette in luce sia l’orrore della guerra, sia l'opportunità della transizione energetica, rendendo più evidenti le necessità di fonti alternative, risparmio energetico, energie rinnovabili e nuove politiche di settore (sburocratizzazione, agevolazioni, ecc.).
Ciò non significa che il blocco alle importazioni del gas russo sia foriero di un nuovo boom...