Qualche tempo fa, ero a Cuneo a confrontarmi con un consulente del lavoro per condividere un percorso di crescita dello studio. A colloquio finito, ci concediamo un meritato caffè e, tra le chiacchiere, scopriamo che entrambi lo beviamo amaro. Non per le stesse ragioni, però: la mia è una semplice preferenza personale, una questione di gusto; la sua, è una scelta meditata. Lui lo preferirebbe dolce, ma ha rinunciato a questo piccolo piacere dopo la lettura di un articolo circa la quantità di zucchero mediamente assunta col caffè. Prosegue spiegandomi che un paio di cucchiaini al giorno sembrano pochi, ma quando si è reso conto che in un anno equivalgono a un secchio, ha deciso di cambiare abitudine.
Questo scambio di parole mi ha fatto riflettere ed ecco accendersi la famosa “lampadina”. Infatti, l'aneddoto risuona alla perfezione con quanto la realtà presenta tutti i giorni, sia in ambito lavorativo che personale. Ci mostra infatti una sorta di “miopia del cervello”. A rigor di logica, gli effetti di un secchio di zucchero non sono altro che gli effetti della somma di tanti cucchiaini. Tuttavia, c'è una differenza fondamentale: seppur un secchio di zucchero faccia immediatamente attivare un campanello di allarme, lo stesso non avviene per il singolo cucchiaio, anche se ripetuto nel tempo.
Le criticità gestionali di un'attività produttiva non sono mediamente...