Conferimenti non proporzionali, uno strumento flessibile
Il Codice Civile ammette conferimenti non proporzionali alle quote societarie, anche la prassi tributaria riconosce questa facoltà senza intravedere fenomeni impositivi, quantomeno per i conferimenti in denaro.
È passato ormai un ventennio da quando la riforma del diritto societario ha dato dignità ai conferimenti non proporzionali in Spa e Srl (secondo le rispettive discipline).
La delega, cui la riforma è seguita, intendeva consentire ai soci di regolare l’incidenza delle rispettive partecipazioni sociali sulla base di scelte contrattuali, garantendone la flessibilità. In attuazione della delega è stato consentito agli investitori di effettuare conferimenti non proporzionali.
Per meglio comprendere il fenomeno, il caso di scuola è quello della partnership tra un socio industriale e un socio finanziario. È facile rinvenire nella prassi schemi che privilegiano il conferimento del socio industriale rispetto a quello finanziario. Quest’ultimo, infatti, fa una scommessa sull’apporto del socio industriale riconoscendone un’utilità implicita, in relazione alla sua attività, alla reputazione, al know how apportato, o comunque a una sorta di avviamento.
Si tratta di dare rilevanza ad utilità, quali il conferimento d’opera o di servizi, che risulta precluso o quantomeno non agevole nelle Spa. La disciplina delle assegnazioni non proporzionali risponde all’esigenza di rendere leciti rapporti, come quello esemplificato, e garantire l’integrità del capitale nel suo complesso.
Quanto agli aspetti tributari, è di grande interesse il compendio contenuto nella...