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Imposte e tasse 21 Maggio 2020

Consegna a domicilio di alimenti e bevande: il trattamento Iva

Queste modalità di vendita non sono più una prerogativa delle piattaforme di delivery. Ingegnarsi è bene, facendo attenzione alle regole.

Bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, locali in genere che hanno come attività principale la somministrazione di alimenti e bevande, sono stati i primi a chiudere i battenti con il diffondersi dell'epidemia. Con il prolungarsi delle misure restrittive, molti di questi operatori hanno deciso di reinventarsi e la consegna a domicilio è diventata realtà anche nei piccoli centri urbani. Attenzione però a non improvvisare: sono in vigore obblighi legali, amministrativi e igienico-sanitari a cui occorre adempiere: aggiornare la licenza con eventuale comunicazione al SUAP, presentare la SCIA, comunicare il nuovo codice ATECO, essere in regola con l'Agenzia delle Dogane per i prodotti alcolici, modificare il piano di autocontrollo HACCP alle nuove procedure di veicolazione e ai recipienti utilizzati per il confezionamento, etichettare i prodotti consegnati, adeguarsi alle nuove misure generali di salute e sicurezza dei lavoratori contro il coronavirus. Ma non è tutto: si pone anche il problema della fatturazione e della corretta applicazione dell'Iva. Il delivery (consegna) di cibo e bevande non è somministrazione. Per "somministrazione" si intende la vendita e il consumo sul posto (con il servizio assistito del personale addetto ai tavoli) di alimenti e bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, nei locali dell'esercizio o in una superficie aperta al pubblico annessa all'esercizio, come i...

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