Sono passati oltre 15 anni da quando la L. 215/92 per il sostegno dell’imprenditoria femminile è stata “accantonata” e nel tempo non ci sono più stati strumenti specifici di incentivo alle donne, ma solo premialità in alcuni bandi; il nuovo Fondo ha suscitato quindi grande interesse e aspettative tra le donne imprenditrici.
Si ricorda che un’impresa è definita femminile in base alla natura giuridica:
- cooperative o società di persone con almeno il 60% di donne socie;
- società di capitale con quote e componenti degli organi di amministrazione per almeno i due terzi di donne;
- imprese individuali con titolare donna;
- lavoratrici autonome con partita IVA.
In questo caso, è possibile richiedere un mix di contributo a fondo perduto e finanziamento a tasso zero, con una copertura fino all’80% delle spese ammissibili, per un massimo di 320.000 euro, da rimborsare in otto anni per lo sviluppo di un progetto di investimento che dovrà essere realizzato in 24 mesi.
Le spese ammissibili alle agevolazioni posso riguardare investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali strumentali all’attività di impresa, acquisto di servizi in cloud e il costo del lavoro per personale da assumere dopo l’avvio del progetto. Sono finanziabili anche le spese per il circolante, entro un massimo del 20% del programma di spesa ammissibile (o del 25% per le imprese con più di 36 mesi). Per quest’ultime il contributo al circolante è concesso interamente a fondo perduto.
Ricordiamo che il bando è a sportello e valutativo quindi è opportuno presentare domanda quanto prima ma allo stesso tempo con un progetto credibile, sostenibile e coerente con le competenze dell’imprenditrice e della compagine sociale e con il mercato di riferimento, in quanto bisognerà raggiungere un punteggio minimo di merito per la valutazione positiva della proposta per essere ammessa alle agevolazioni. Tempestività e qualità della domanda saranno quindi determinanti, anche alla luce della vasta partecipazione alla misura.
