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ETS ed Enti non commerciali 21 Maggio 2026

Costi promiscui e separazione delle attività negli ETS

La separazione dei costi promiscui per gli ETS che esercitano diverse attività, in mancanza di un criterio “legale” di ripartizione, rappresenta, a livello applicativo, un punto di grande criticità.

Ai fini della determinazione della natura dell’attività degli ETS (art. 79, c. 2), in caso di “disomogeneità” delle varie attività esercitate, occorre calcolare l’indice di non commercialità dei diversi settori di attività. In altri termini, per ogni settore di attività, occorre contrapporre corrispettivi a costi effettivi di competenza. Dal momento, però, che la gestione dell’ente è unitaria, può accadere che, in tale calcolo, allo scopo di individuare i costi specifici relativi a ogni settore, occorra effettuare la separazione dei costi comuni alle diverse attività.Il tema non è di poco conto, dal momento che, oltre agli aspetti di cui sopra, i casi in cui si deve ricorrere a questa operazione di separazione sono molteplici. Basti pensare, anzitutto, anche al di là della ipotesi sopra prospettata, ai costi promiscui tra attività di interesse generale (art. 5) e attività diverse (art. 6) e/o alle attività di raccolta fondi (art. 7) che devono essere evidenziate separatamente in bilancio per ogni area gestionale.La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 1/E/2026 individua un criterio generale di separazione, facendo riferimento al criterio stabilito per gli enti non commerciali (art. 144, c. 4 del Tuir) per la determinazione della parte dei costi promiscui deducibili, ai fini del calcolo del reddito di impresa. Viene, cioè, stabilito un generico criterio di proporzionalità per la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi...

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