La misura in commento è stata introdotta dall'art. 28 del Decreto Rilancio (D.L. 34/2020) per agevolare i locatari, nel difficile periodo di pandemia, obbligati a versare i canoni d'affitto nonostante le restrizioni o l'inattività. Il ristoro si configura come un credito d'imposta, anche cedibile, in percentuali differenti a seconda della tipologia di attività esercitata e del contratto in essere.
• La struttura turistico-recettiva in affitto d'azienda può fruire dell'incremento dell'aliquota (dal 30% al 50%) e dell'incremento del periodo (da marzo 2020, leggasi aprile per le stagionali, fino a dicembre 2020, poi esteso fino ad aprile 2021) ma deve avere l'attività turistico-recettiva come prevalente (in caso di esercizio di più attività); in pratica, sulla base dell'ultima dichiarazione presentata, che a oggi potrebbe essere il Modello Iva 2020 sul 2019, si procede a verificare se l'attività turistico-recettiva ha portato la maggiore entità di ricavi o compensi. In caso contrario, si devono applicare le aliquote e i periodi ordinari degli altri contribuenti.
• Anche i pagamenti dei canoni avvenuti o da effettuare nel corso del 2021 (e anche nel 2019, come chiarito dall'interpello n. 440/2020) permettono di fruire del credito d'imposta locazioni, purchè relativi al pagamento di canoni oggetto dell'agevolazione. Per esempio, il pagamento nel...