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IMPOSTE E TASSE 04/03/2021

Cumulo per contributo a fondo perduto e indennità Inps

La risposta all'interpello n. 104/2021 ammette tale possibilità per le misure previste dall'art. 27 del Decreto Cura Italia.

Il contributo a fondo perduto per le imprese colpite dall'emergenza epidemiologica è stato introdotto dall'art. 25 D.L. 34/2020 (Decreto Rilancio). Questa misura di sostegno, prevista sostanzialmente per le imprese, faceva seguito a una prima serie di misure introdotte dal primo vero decreto emergenziale, ovvero il D.L. 18/2020 (c.d. decreto Cura Italia). Tra le varie misure, quest'ultimo conteneva, nell'art. 27, un'indennità di 600 euro erogata dall'Inps a favore dei professionisti e dei lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.
Con l'entrata in vigore del Decreto Rilancio, alcuni interrogativi erano sorti sulla cumulabilità delle varie misure di sostegno con quelle previste dai precedenti decreti; dopo l'aggiunta dei successivi contributi previsti dai vari Decreti Ristori il quadro si è ulteriormente arricchito e complicato. Il contributo a fondo perduto introdotto dall'art. 25 del Decreto Rilancio annoverava tra i soggetti potenzialmente beneficiari i titolari di reddito di impresa, di lavoro autonomo e di reddito agrario. Tuttavia, al comma 2, escludeva espressamente i contribuenti che avevano diritto alla percezione delle indennità di cui agli artt. 27 e 38 del Decreto Cura Italia e i lavoratori dipendenti e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria. Con questa esclusione veniva ristretto l'alveo di applicazione dell'agevolazione, tagliando fuori la categoria dei lavoratori autonomi e stabilendo l'incumulabilità tra il contributo a fondo perduto e l'indennità Inps di 600 euro, fatta eccezione per gli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti.
Nei successivi Decreti Ristori sono stati riproposti aiuti sotto forma di contributo a fondo perduto, con regole mutuate dall'art. 25 del Decreto Rilancio, limitati tuttavia ad alcune attività rientranti nei codici ATECO che hanno patito limitazioni e restrizioni a seguito dei vari DPCM. La questione è quindi capire se anche per tali ristori sia in vigore il regime di incumulabilità con le indennità previste dal Decreto Cura Italia.
Un recente interpello all'Agenzia delle Entrate (11.02.2021, n. 104) analizza il quesito posto da un professionista che aveva beneficiato dell'indennità di 600 euro ai sensi dell'art. 27 D.L. 18/2020 e che aveva rinunciato al contributo a fondo perduto di cui all'art. 25 D.L. 34/2020, per espressa esclusione prevista dalla norma. L'istante chiede se tale divieto di cumulo sia estensibile anche al contributo previsto dal D.L. 137/2020 (Decreto Ristori). L'Agenzia delle Entrate risponde affermando la possibilità di cumulo tra le 2 agevolazioni, ossia tra contributo previsto da Decreto Ristori e indennità Inps di 600 euro.
Il contributo previsto dal D.L. 137/2020 è riconosciuto in favore dei soggetti che hanno la partita Iva attiva alla data del 25.10.2020 e che dichiarano di svolgere un'attività prevalente rientrante in uno dei codici ATECO inclusi nell'Allegato 1 al decreto. La disciplina dell'agevolazione fa espresso rinvio alle disposizioni dell'art. 25 D.L. 34/2020, in quanto compatibili, ma solo a quelle richiamate nei cc. da 7 a 14. Pertanto, essendo escluso il richiamo all'art. 25, c. 2, non opera il divieto di cumulo ivi previsto, né il Decreto Ristori prevede alcun espresso divieto di cumulo.