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Imposte e tasse 17 Aprile 2023

Dall’album delle figurine all’album di scontrini delle spese sanitarie

Nella giungla degli oneri deducibili e detraibili, non si comprende perché non vengano quantomeno ricercate soluzioni per sgravare il contribuente da una serie di adempimenti e conservazione di documenti. Noi proviamo a lanciare qualche proposta.

Le spese sanitarie, nell’antichità, erano oneri deducibili. Ricevevo, per ipotesi, cure dentistiche e calcolavo l’Irpef sul mio reddito, da cui detraevo l’importo della fattura del dentista; poi, per evidenti ragioni di “cassa”, tutto è cambiato e le spese sanitarie sono diventate oneri detraibili, con una detrazione dall’Irpef pari al 19% delle spese sostenute oltre la somma di 129,11 euro. Successivamente le spese sanitarie (escluse quelle con documento emesso dall’ASL e gli scontrini delle farmacie, sui quali comunque deve risultare il codice fiscale dell’interessato) per poter costituire oneri detraibili debbono essere pagate con sistemi tracciabili e non in contanti, poi ancora l’operatore sanitario (il dentista, tanto per capirci) deve trasmettere i dati dei pazienti e degli importi delle parcelle al Sistema Tessera Sanitaria (STS), salvo che il paziente non si opponga alla trasmissione stessa, che in questo caso, dovrà avvenire per dati “aggregati”. Quindi, per una detartrasi da 70/100 euro: il dentista emette una parcella nei confronti del paziente (in forma cartacea e non elettronica); il paziente paga, per ipotesi, con bancomat; il dentista trasmette i dati e l’importo della prestazione al STS; il paziente inserisce l’importo delle cure dentistiche nella propria dichiarazione dei redditi (per detrarne il 19%) e conserva la copia della parcella per 6 anni;...

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