Sovente, nel giudicare, ci lasciamo trascinare più dall'opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa. Ed è un errore madornale, soprattutto quando chi vi incappa commenta leggi e decreti senza la necessaria terzietà. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non conosce la rotta (Seneca).
Che la drammatica congiuntura economica sia un evento straordinario è innegabile, così come lo è il fatto che è difficilissimo, se non impossibile, trovare misure efficaci per tutti e tutto. Tuttavia, si poteva e si doveva fare di più. Non mi riferisco alla pessima tecnica di scrittura dei vari decreti d'emergenza: gli addetti ai lavori sono ormai tristemente abituati, da decenni, a confrontarsi con testi criptici, confusi e contraddittori, costruiti con norme che spesso vivono quanto le farfalle liberate dalla crisalide. Parlo, invece, delle palesi storture e della discrasia di misure che, in linea teorica, dovrebbero essere finalizzate a “ristorare”, per l'appunto, chiunque sia stato colpito, seppure in maniera diversa, dal Covid-19, il nuovo e microscopico nemico, eppure capace di piegare interi settori manifatturieri e del terziario. Estraggo, quale paradigma di irrazionalità, 3 esempi che certificano una chiara miopia legislativa, ovvero una palese disattenzione alle diverse “anime” economiche che alimentano un PIL già cronicamente asfittico.
L'art. 11 del “Ristori-bis” (Sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali per i datori di lavoro privati con sede operativa nei territori interessati dalle nuove misure restrittive) contiene, nella rubrica, un'indicazione inequivocabile sull'oggetto dell'agevolazione, ossia il blocco dei contributi...