Un recente interpello dell'Agenzia delle Entrate (18.06.2019, n. 197) ripropone in pieno la vexata quaestio della deducibilità dei crediti prescritti, deducibilità messa in discussione dall’Agenzia delle Entrate. Il tema proposto dall’interpellante riguarda la sussistenza di crediti verso debitori esteri con i quali la società residente ha intrattenuto nel passato proficui rapporto commerciali, senonché a un certo punto quello che sembrava un buon cliente si era trasformato in un debitore inadempiente. La società creditrice constata che, in base al diritto internazionale, la prescrizione sui tali crediti è triennale ed è già spirata. Quindi ritiene di poter dedurre la perdita sul credito, invocando la norma di cui all’art. 101, c. 5 del Tuir. Al contrario, l’Agenzia delle Entrate non ritiene di escludere che il comportamento inattivo del creditore possa configurare una fattispecie di liberalità tale da rendere non possibile la deducibilità della perdita. Già questo assunto risulta poco convincente per i motivi che sotto vengono esposti, ma ancor più inconferente risulta l'esito laddove l’Agenzia aggiunge che differenti conclusioni (quindi legittima deducibilità della perdita) sarebbero state assunte se fossero state fornite evidenze probatorie circa lo stato di insolvenza del debitore estero.
Letta in questi termini, sembra che la posizione...