La più che opinabile questione dell'utilizzo di una denuncia anonima nel contesto degli accertamenti fiscali, viene per certi aspetti rivisitata dalla Suprema Corte di Cassazione con una recente sentenza, la n. 1348/2019. Nella pronuncia si pone in rilievo che uno scritto anonimo può ben costituire la fonte di innesco per un'attività di verifica fiscale, finalizzata all'assunzione di dati conoscitivi: come evidenziano i medesimi giudici, se a tale principio può esser conferita rilevanza in sede penale, non si comprenderebbero le ragioni per cui tale canone non dovrebbe trovare applicazione in sede di accertamento tributario.
In realtà, la Cassazione riprende l’orientamento interpretativo in passato sostenuto da uno specifico arresto delle SS.UU. con la datata sentenza n. 25392/2008. L’interpretazione di cui si discorre, tuttavia, nonostante l’autorevolezza della fonte, non può trovare alcun fattore di condivisione per una serie di ragioni, sia di carattere normativo che in termini di ragionevolezza: tutto ciò, in quanto la delazione anonima, specialmente nel contesto della pratica tributaria, viene spesso utilizzata (qualora accolta e seguita) come un mezzo per penalizzare contribuenti “concorrenti”, traendo spunto dal presupposto “non infondato” che, dopo l’avvio di un'attività di ispezione tributaria, si giunga sovente all'irrogazione di sanzioni,...