Dichiarazione Iva 2021 in relazione allo Statuto del contribuente
Il modello sembra dimenticare l'obbligo della fattura elettronica e continua a richiedere dati che il contribuente ha già fornito tramite SdI o esterometro. Casi eclatanti nei quadri VJ, VQ e VT.
A cura di Martina Landolfa, Guido Spiniello e Andrea Malmusi
Lo Statuto del contribuente (L. 27.07.2000, n. 212 e s.m.i.) prevede che “al contribuente non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti e informazioni già in possesso dell'Amministrazione Finanziaria”. Con l'introduzione della fattura elettronica, delle liquidazioni periodiche, del modello INTRA e dell'esterometro, l'art. 6 deve essere applicato per convergere alla tanto reclamata semplificazione degli adempimenti fiscali. Tale principio risulta invece disatteso: il caso più lampante e attuale è quello della dichiarazione Iva. Quest'ultima è strettamente collegata al processo di fatturazione, quindi, avrebbe dovuto subire un'ampia rivisitazione, proprio alla luce dell'immediatezza dei dati che l'Agenzia delle Entrate ha a disposizione quasi in tempo reale.
Lo sforzo sostenuto dai contribuenti e dai consulenti, sia in termini economici che di “alfabetizzazione digitale”, a 2 anni dall'introduzione dell'obbligo della fattura elettronica, sembra quasi del tutto inutile se si considerano i quadri obbligatori ancora presenti nella dichiarazione Iva: i quadri VJ, VQ e VT. Auspicabile sarebbe un lavoro di “restyling” dell'intera dichiarazione tale da renderla meno ridondante.
Nello specifico, il quadro VT fu istituito per indicare l'ammontare delle operazioni imponibili effettuate nei confronti dei...