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Imposte e tasse 24 Maggio 2019

Dichiarazioni di terzi nel processo tributario? Una scelta incoerente


Le dichiarazioni di terzi fanno legittimo ingresso nel contesto del processo tributario, pur senza essere intese alla stregua della prova testimoniale, rispetto alla quale com’è noto vige un espresso divieto ex art. 7 D.Lgs. 546/1992. Tali attestazioni, per superare il vaglio di questo divieto, devono essere considerate con la medesima rilevanza probatoria degli elementi indiziari. Il principio qui espresso ha trovato una conferma nell'ordinanza 16.05.2019, n. 13174 (Cass. Civ. Sez. V^). Le dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale possono, quindi, valere a difesa del contribuente, ma con valenza di mero indizio, da vagliare adeguatamente e congiuntamente ad altri fattori, non potendo da sole costituire il fondamento di una decisione giudiziale. La pronuncia offre uno spunto di riflessione in quanto concentra in sè le innumerevoli ed evidenti contraddizioni del divieto di ammissibilità della prova testimoniale, sovente aggirato come nella casistica che si commenta. Riconoscere, invero, efficacia probatoria alle attestazioni di terzi, introdotte nel processo mediante la presentazione di atti notori, alla stregua di indizi, risulta una pratica inaccettabile sia sotto l’aspetto logico, sia soprattutto sotto il profilo giuridico, in aderenza ai dettami del citato art. 7. Tale contegno risulta inoltre manifestazione di un errore metodologico sulla corretta definizione e valutazione delle prove e sembrerebbe di fatto ignorato quel...

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