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GESTIONE D'IMPRESA 09/10/2020

Dottore commercialista, professione ad alto rischio

Antiriciclaggio, responsabilità 231, privacy & Co.: l'ipotesi di concorso nei reati commessi dal cliente diventa sempre più probabile.

L'accesso da remoto al sistema informatico della società, la domiciliazione della sede legale presso il proprio studio professionale, la delega del cliente per rappresentarlo durante l'assemblea dei soci... Sono questi alcuni degli elementi presuntivi che, assieme ovviamente ad altri ben più gravi, possono far scivolare il commercialista nel concorso di reati tributari, fallimentari, riciclaggio e autoriciclaggio, in compagnia del cliente. E sono sempre più frequenti e preoccupanti le sentenze penali nelle quali il commercialista è finito sul banco degli imputati, in concorso nel reato commesso dal cliente (da ultimo Cassazione n. 28158/2019).
È proprio la tipologia di attività svolta dal commercialista, che si caratterizza spesso in un'assistenza e consulenza continua con i clienti, ad esporlo sempre di più a un fuoco incrociato che può arrivare da più parti. Non ci sono solo i rischi di responsabilità civile e penale che possono essere imputati al commercialista in concorso con il cliente, ma anche il pericolo di incappare in violazioni di altre normative come la privacy, l'antiriciclaggio, la responsabilità degli enti (D.Lgs. 231/2001 considerato applicabile anche agli studi associati e alle società tra professionisti). Insomma, intorno alla nostra categoria professionale la giurisprudenza da una parte e il legislatore dall'altra hanno stretto un cappio dal quale è sempre più difficile sfuggire.
Si pensi, per esempio, alla teoria del c.d. “dolo eventuale”, alle insidie della normativa antiriciclaggio, alle omissioni in termini di segnalazione di operazioni sospette e alla specifica fattispecie di reato che sembra ritagliata proprio per la figura del commercialista, prevista all'art. 13-bis D.Lgs. 74/2000 per l'ideatore di modelli seriali di evasione fiscale. Una situazione nella quale il commercialista, costretto a svolgere la sua attività sempre più vicino all'imprenditore (anche per effetto delle nuove tecnologie informatiche), può essere facilmente accusato di “non poter non sapere”.
Come se ciò non bastasse, la categoria è spesso vittima, anche ingiustificata, degli attacchi di opinionisti, media ed esponenti politici. Si pensi anche a recenti fatti di cronaca nei quali i media hanno enfatizzato, anche a sproposito, la presenza del “commercialista” nelle varie fattispecie penalmente rilevanti. In molte situazioni si è poi evidenziato a posteriori che in realtà si trattava di soggetti non iscritti all'albo ma, nonostante ciò, per l'opinione pubblica potevano e possono essere definiti più semplicemente “commercialisti”.
Eppure la categoria professionale avrebbe molte frecce al proprio arco per rispondere agli attacchi. Tra queste, una di assoluto rilievo riguarda proprio l'assoggettamento e il rispetto degli obblighi della disciplina antiriciclaggio. Stando alle ultime notizie disponibili, proprio i commercialisti hanno fatto registrare un record sia nella quantità che negli importi delle segnalazioni sospette (c.d. SOS) eseguite proprio nel rispetto della disciplina di settore. L'essere soggetti a tali obblighi, nonché a quelli deontologici e di formazione professionale continua, dovrebbero costituire un titolo di merito che i commercialisti potrebbero vantare con efficacia per distinguersi sul mercato, riconquistando spazio e credibilità.