In via preliminare, ammettiamolo, purtroppo tanti colleghi per il timore di “perdere” il cliente preferiscono assecondarlo. Sono professionisti che non avvertono il gravame della dipendenza, scegliendo di “farsi guidare” piuttosto che correre il rischio di assumersi le proprie responsabilità.
Chi la pensa così, può risparmiare il tempo di leggere. Il testo non si rivolge a chi pavidamente cerca una pseudosicurezza (pagare gli stipendi e le bollette a fine mese), senza mai rendersi conto che gli altri (quelli che li manovrano), hanno facile gioco nel confinarli entro limiti ancora più angusti di quelli attuali. Le persone che fanno del prezzo più basso il loro “mantra” bisognerebbe lasciarle andare via. Punto. Fine del discorso? No, per niente. L’irriverente pretesa ci deve far riflettere.
Vi invito a unirvi a me per condividere una riflessione e scoprire come reagire. Un quesito di tale portata è la punta di un iceberg: quello che nasconde è molto più grande di ciò che emerge. Probabilmente, al cliente non abbiamo fatto percepire la levatura della nostra prestazione. Ricordate che una persona acquista un servizio per una ragione ben precisa: il suo profitto. Crede che il valore dell’attività svolta sia inferiore al costo sostenuto. Finché sarà convinto che sia un affare (per lui) non fiaterà. Ciò premesso, bisognerà...