Economia 27 Maggio 2021

Duetto Draghi-Bergoglio

Il calo delle nascite rispetto alle politiche di supporto alla famiglia.

Un bel duetto quello del Presidente Draghi e di Papa Francesco agli Stati Generali della Natalità. Se non fossero troppo lunghi riporterei, condividendoli, entrambi i discorsi al posto di questo editoriale.
Alcuni concetti sono stati presentati in completa sintonia, altri si integravano come in una sinfonia di un clavicembalo ben temperato.
Si vedevano gli occhi di Francesco brillare all’ascolto delle parole di un banchiere che sottolineava la dimensione etica e umana delle questioni economiche e sociali, l’essenzialità e l’umana radicalità del desiderio di figli, che disegna e condiziona il corso della nostra vita. E contrastare la falsa immagine di una famiglia che frenerebbe le aspirazioni rispetto all’ambizione di una realizzazione individuale. E ancora affermare che l’emancipazione femminile è perfettamente coerente e compatibile con la crescita di figli.
Da parte sua, Francesco non è stato da meno. Più legato ai valori radicali, ha voluto positivamente indicare 3 strade per superare il rigido inverno demografico:
  • il dono della vita come atto di coraggio e fiducia nel futuro (tutto finisce con noi?);
  • la sostenibilità generazionale come responsabilità “ecologica”, di amore per la vita e la nostra terra;
  • la solidarietà strutturale che porta alla necessità di politiche di sostegno alla famiglia.
Discorso importante che consiglio di leggere per intero a comune ispirazione per un programma impegnativo di rinnovamento.

I dati dicono che nel 2020 è scomparsa in Italia un’intera città della grandezza di Firenze. La popolazione è diminuita di 384.000 unità, a causa di un atteso incremento dei decessi (+17.6%), ma anche di un netto decremento delle nascite (16.000 nati in meno sul 2019, ossia una flessione del 3,8%).
Lasciando in disparte il triste dato della pandemia, è la riduzione nella natalità che mette in luce alcune dinamiche negative in parte latenti, ma in gran parte evidenziate: come è stato sottolineato, sono la mancanza, l’insicurezza e l’instabilità del lavoro, il problema della casa e l’insufficienza di servizi territoriali.
Ma c’è anche una crisi di fiducia e di prospettiva di lungo periodo, per decisioni che comportano responsabilità a lungo termine e prevedono margini di rischio. Tutti fattori che, nella cultura di questi decenni, hanno oscurato la felicità di ammirare un sorriso o un semplice sguardo di bambino.

La bilancia della felicità pende da troppo tempo verso la realizzazione personale che non è fatta coincidere con l’impegno e la gioia del dono. Bene ha fatto Francesco a richiamare il ruolo dello sport, della scuola e, soprattutto, della cultura, nel cercare di ristabilire i contorni dei valori essenziali, tra i quali il dono della vita è uno dei più grandi e insieme più difficili da riaffermare.
Poi si può parlare di assegno unico per i figli, di asili nido, di conciliazione casa lavoro, di tutte le politiche a supporto della famiglia e dei suoi dintorni, nonni compresi.
Questo, però, sta alla politica. E, se si vuole, la strada è stata tracciata. In tandem.