Editoria nel Terzo settore: guida ai regimi fiscali 2026
Dall’attività istituzionale per i soci ai laboratori di inclusione, fino alla vendita commerciale pura. Mappa degli obblighi Iva e delle semplificazioni documentali per gli enti del Terzo settore.
L’attività editoriale, svolta da associazioni, ETS tranne le imprese sociali, richiede sempre un’analisi fiscale puntuale, poiché, pur essendo prevista dall’art. 5 D.Lgs. 117/2017 come possibili modalità di promozione e diffusione della cultura, del volontariato e delle attività di interesse generale, è tra le attività che più frequentemente assumono natura commerciale per modalità di svolgimento, destinatari e struttura dei corrispettivi. L’editoria non costituisce infatti un’attività di interesse generale in senso autonomo, ma assume tale qualificazione solo quando è funzionalmente orientata al perseguimento di una delle finalità civiche, solidaristiche o di utilità sociale tipizzate dal Codice del Terzo settore (CTS). La qualificazione fiscale non dipende quindi dalla tipologia del prodotto editoriale, ma dalla concreta configurazione dell’operazione e dal ruolo che l’attività svolge rispetto allo scopo istituzionale dell’ente. L’editoria mantiene natura non commerciale quando è svolta in diretta attuazione delle finalità statutarie, nei confronti degli associati o dei destinatari delle attività di interesse generale, in forma gratuita o dietro corrispettivi che non eccedono i costi effettivi di produzione, secondo i criteri di cui all’art. 79 CTS. Rientrano in tale ambito tra l’altro i bollettini associativi, le dispense formative, le pubblicazioni informative e i prodotti editoriali realizzati nell’ambito di progetti educativi, di...