Ormai si dà per “scontato”: quasi tutti lo chiedono, quasi tutti lo fanno. Tuttavia, questa pratica non aiuta certo a vendere o ad acquisire clienti, ma erode solo i margini di studi e aziende.
Con il termine "sconto" si intende quella cifra, diretta o in percentuale, che togliete al costo di un prodotto o di un servizio in seguito a una richiesta o dopo una trattativa. Non intendo quindi sconti “pronta cassa”, “sconto merci/quantità”, arrotondamenti, saldi, operazioni di marketing come promozioni o anniversari. Non intendo nemmeno la “scontistica” del rivenditore: “Questa lavatrice costa 100, per te sconto 40%”. Il 40% di fatto viene chiamato “sconto”, ma in realtà è il guadagno del rivenditore. Intendo, quindi, gli sconti “di trattativa”, quella parte di negoziato in cui il cliente e il venditore cercano di modificare la cifra proposta senza una motivazione reale, ma solo in seguito a richiesta del cliente. Una premessa doverosa e utilitaristica: se siete clienti, chiedetelo sempre, anche se non ne siete abituati: la stragrande maggioranza dei venditori ve lo concederà.
Ciò detto, ora mettiamoci dall'altra parte, ossia da chi riceve la richiesta di sconto e vediamo di capire come possiamo affrontarla con reciproco vantaggio: nostro e del cliente.
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