Con l'avvento del digitale, innescato sia dalla norma (leggasi da ultimo l'obbligo di invio telematico dei corrispettivi giornalieri) che dall'uso inconsapevole dei dispositivi elettronici, oggi ci troviamo di fronte a una decisione:
1) continuare a fare le stesse attività senza pensare di cambiare atteggiamento, utilizzando pari pari la tecnologia così come ci viene proposta da qualcuno o semplicemente comprata per “mettersi a posto con la coscienza” (ovvero: siccome ho speso soldi, allora non posso credere che non saprò affrontare il futuro digitale);
2) cambiare atteggiamento, organizzarsi, impegnare il proprio tempo e quello dei propri collaboratori per “comprendere” la tecnologia in modo da sfruttarla a proprio vantaggio.
Ma procediamo con metodo: se la millennial generation si è già affacciata al modo imprenditoriale, quella post-millennial (cd Generazione Z) che ricomprende i ragazzi dai 6 ai 20 anni, racchiude coloro che tra 5 anni inizieremo a trovarci dall'altra parte della scrivania virtuale. L'aggettivo non è posto a caso: sono persone abituate a intrattenere quotidianamente rapporti con i propri conoscenti tramite strumenti tecnologici, dove, per esempio, una videochiamata o una discussione di gruppo (leggasi chat) sono la normalità.
Immaginiamo ancora di fare riunioni vis-à-vis, oppure siamo già pronti a parlare di fronte a una webcam o a un monitor? E i...