RICERCA ARTICOLI
Imposte e tasse 13 Novembre 2019

Estensione del reverse charge e destino (incerto) dello split

Grandi manovre in attesa del via libera UE, con il rischio di effetti paradossali che si ritorcerebbero proprio sui soggetti più affidabili.

Tra le complesse disposizioni introdotte dall’art. 4 D.L. 124/2019, figurano anche quelle che prevedono l’estensione del reverse charge per il contrasto dell’illecita somministrazione di manodopera. Più precisamente la norma ha introdotto nell’art. 17, c. 6 D.P.R. 633/1972 la nuova lettera a-quinquies che, in ambito Iva, dispone l’estensione del reverse “alle prestazioni di servizi, diversi da quelle di cui alle lettere da a) ad a-quater), effettuate tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma”. Trattandosi di misura in deroga, l’entrata in vigore ci sarà solo dopo (eventuale) autorizzazione comunitaria e comunque la norma non si applicherà “alle operazioni effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni e altri enti e società di cui all’articolo 17-ter e alle agenzie per il lavoro disciplinate dal Capo I del Titolo II del D.Lgs. 10.09.2003, n. 276”. Due sono i casi di esclusione soggettiva previsti: l’uno, dal lato prestatore, riguarderà il lavoro somministrato dalle agenzie di lavoro interinale; l’altro, dal lato del committente, per le prestazioni...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.