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Imposte e tasse 23 Gennaio 2020

Evasione fiscale, l'esperienza del canone Rai

Quello che svettava tra i balzelli più indigesti è ora protagonista di un virtuosismo senza pari, complice l'inserimento in bolletta.

Una delle tasse più odiose per gli italiani, il canone Rai, è stata protagonista dal 2016 in avanti di una prodigiosa caduta del tasso di evasione. Tale fenomeno è stato reso possibile dalla cosiddetta operazione “canone in bolletta”, che sulla scia dell’esperienza di altri Paesi europei ha imposto una nuova presunzione di detenzione di un apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni, che opera in caso di esistenza di un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica. Contestualmente sono state fissate nuove forme di riscossione del canone. A tal fine è stato imposto alle società elettriche l’onere di addebitare nelle fatture emesse gli importi (suddivisi in 10 rate mensili) a titolo di canone e riversarli all’erario. Contestualmente il canone è stato ridotto, per le famiglie, da 113,50 euro a 100 euro e poi a 90 euro. Dai dati forniti dal MEF, emerge che la riforma ha comportato nel 2016 una diminuzione marcata della propensione al gap per il canone Rai, che passa dal 36,6% al 9,9% per effetto del suo inserimento nella bolletta elettrica. Nel frattempo il gettito erariale per il canone è passato da 1.681 milioni di euro del 2015 (ante riforma della riscossione) a circa 1.8 miliardi nonostante la riduzione del canone individuale. Ultima annotazione, il canone dal 2016 non affluisce interamente alla Rai. Infatti la...

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