Chi sperava di gestire meno carta è rimasto ben presto deluso: all'atto di una verifica, per esempio, bisognerà esibire gli originali, nonostante siano già stati trasmessi allo SdI, memorizzati e custoditi, allegati compresi.
Quella che doveva essere una rivoluzione nei rapporti fra i contribuenti e l'Amministrazione Finanziaria si sta rivelando un vero e proprio boomerang. Le richieste delle fatture in formato cartaceo da parte degli uffici dell'Amministrazione Finanziaria sono emerse proprio in questi giorni, con i rimborsi Iva contenuti nella dichiarazione annuale per il periodo d'imposta 2019. Nelle conseguenti richieste del Fisco, che molti contribuenti stanno diffondendo sui vari canali social, si legge infatti che occorre produrre in formato analogico (cartaceo) anche un campione delle fatture di acquisto e di vendita dell'anno 2019 nelle quali sia esposta Iva pari almeno al 5% dell'importo richiesto.
Ma che l'avvento della fattura elettronica non fosse destinato a semplificare la vita dei contribuenti, né dei professionisti che li assistono, si poteva intuire ancor prima che iniziasse la stagione dei rimborsi per l'Iva 2019. Agli incontri di gennaio con la stampa specializzata, l'Amministrazione Finanziaria aveva, infatti, precisato che la fattura, generata e trasmessa in formato elettronico, dovesse necessariamente tornare al vecchio formato analogico nelle ipotesi di controlli, ispezioni o verifiche fiscali. In caso di accessi, ispezioni, verifiche o di semplici richieste di esibizione documentale, i contribuenti dovranno rendere disponibili le fatture elettroniche su supporto cartaceo o informatico, non essendo possibile per gli organi...