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Gestione d'impresa 08 Marzo 2021

Fenomenologia dello studio professionale: Arsenio Lupin

La rassegna dei sei personaggi in cerca d'autore prosegue con il "ladro di tempo" (LdT), colui che ci fa sprecare la nostra risorsa più preziosa. Di solito questi LdT non sono nemmeno cattivi e anzi possono persino essere convinti di agire nel nostro interesse.

I rubatempo portano via il nostro bene più prezioso: un pezzo per volta. Ci sottraggono minuti che poi diventano ore e infine giorni. L’esordio tipico è: “Posso rubarti un minuto?” “Hai un minuto per me?”. E’ un soggetto estremamente pericoloso e agisce in modo silente. Questo genere umano spazia dai colleghi ai clienti, fino al perfetto sconosciuto. Gli serve solo un minutino del nostro tempo. Certo, sarebbe bello se portassero una divisa e un badge con sopra scritto “ladro di tempo” o magari, come i malavitosi, se ne andassero in giro con un passamontagna nero: non ci sarebbe alcuna difficoltà a indentificarli. Purtroppo, si presentano come soggetti dall’apparenza innocua e possono nascondersi tra le ultime persone di cui avreste sospettato, quelle che eravate convinti vi facessero guadagnare tempo, tipo il vostro fidato collaboratore o la vostra segretaria. Poi ci sono gli esordienti che hanno bisogno di un minuto per capire come funziona la fotocopiatrice e perché con la password che avevano prima, che andava benissimo, non riescono più a entrare in rete.
Di ladri di tempo a piede libero ne esistono tanti e imparare a gestirli è un work progress perpetuo. Se è vero che non esiste un metal detector per tenerli alla larga dal nostro studio, è pur vero che possiamo adottare alcune strategie per evitarli. Il primo passo è capire il ritratto psicologico per comprendere il soggetto che si nasconde dietro quella insospettabile quanto indesiderata veste di ladro.
C’è il “Simpaticone”, quel collega che ci intrattiene con garbo. Ci affascina con le sue parole. È colto, raffinato e divertente. Entra in sintonia con noi ma il problema è che ci rimane. Irrompe all’improvviso e il tempo che ci sottrae è davvero tanto. È piacevole ascoltarlo ma quando andrà via, quel piacere cederà inevitabilmente il posto ai sensi di colpa, dopo aver guardato l’orologio.
Spesso ci fa visita nel nostro quotidiano, “Il Genitore”. Si ferma per salutarci perché è da tempo che non ha nostre notizie e vuole sapere come stiamo. Ama mantenere buoni rapporti e gli piace piacere. Effettivamente si mostra interessato a noi (almeno fintanto che resta nella stanza). Vuole dare calore umano e riceverlo. Purtroppo, a volte, non ci rendiamo conto che quel calore sprigiona fiamme che divorano il nostro tempo.
Poi c’è il Cliente “Importante”. Viene poche volte (meno male, perché è sempre impegnato) ma di certo, forte della sua posizione, ci obbliga ad ascoltarlo per ore. Ci parla dei suoi successi lavorativi, della laurea del figlio, della vittoria della squadra del cuore. Vuole capire come la pensiamo politicamente, come giudichiamo il Governo e cosa prevediamo in termini di tasse.
C’è poi “il Pargoletto”. Si tratta del collega o del collaboratore che ci fa sentire importanti per il modo in cui ci chiede pareri e supporti. Non fa nulla se non si consiglia con noi e questo ci gratifica. È molto affabile, umile e vede nella nostra competenza la sua “guida spirituale”. Nel rapporto con questo “bimbo” diamo prova della nostra ingenuità per due motivi: si appropria del nostro tempo e delle nostre idee.
Come non parlarvi dell’Operatore del 118? È il classico individuo super ansioso. La sua vita è un’urgenza continua. È così insistente che dargli quello che brama è l’unico modo per allontanarlo, insieme alla sua ansia. Ovviamente bisogna essere corazzati e correre ai ripari senza temere di essere tacciati per bruschi. Questo è il lavoro che faremo domani, perché state certi, i ladri di tempo verranno a cercarvi (fine prima parte).