Parola d'ordine: semplificare per contrastare l'eccessiva produzione normativa, recuperare efficienza, garantire la certezza del diritto. In tal senso la proposta di legge sulla nuova IMU, presentata il 7.12.2018 dal vice presidente della Commissione Finanze alla Camera, un “addetto ai lavori” perché ancor prima commercialista e sindaco di Arona.
La proposta ha l'obiettivo di unificare la vigente IMU (Imposta MUnicipale propria) e la TASI (Tariffa Servizi Indivisibili) che negli anni si sono trasformate in imposte pressoché sovrapponibili; medesime sono infatti le basi imponibili, analoghi i criteri di calcolo e anche i soggetti passivi sono praticamente identici (eccezion fatta per le regole riguardanti gli inquilini e la tassazione dei terreni agricoli).
La proposta mira dunque a riformare l'imposizione immobiliare comunale in modo essenzialmente neutro: l'art. 13 introduce una clausola di salvaguardia ai sensi della quale la nuova imposta non dovrà comportare maggiori aggravi ma neppure maggiori entrate per il bilancio dello Stato. L'aliquota massima del 10,6 per mille dovrà essere definita a regime cessando così le disparità esistenti su ancora circa 1.000 Comuni dove viene applicata la maggiorazione dello 0,8 per mille prevista per la TASI (norma transitoria che doveva valere per il solo 2014 e che invece viene confermata di anno in anno portando il tetto massimo all'11,4 per mille da...