La Corte di Cassazione, con la sentenza 12.11.2019, n. 29256, ha affrontato il tema dell'azione revocatoria esperita nei confronti della società che ha incorporato quella a beneficio della quale il pagamento “anomalo” era stato eseguito. In particolare, il ricorso denunziava, in primis, la violazione dell'art. 67 L.F. e l'omesso esame di un fatto decisivo, tenuto conto che l'atto di compravendita revocato non era riferibile alla società attrice bensì a altra società del gruppo, la quale al momento della vendita era in bonis (essendo stata l'insolvenza dichiarata in un successivo momento, peraltro solo in capo alla società che l'aveva incorporata) con la conseguente impossibilità di configurare il presupposto della scientia decoctionis.
Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto infondata tale censura alla luce della consolidata giurisprudenza per cui la fusione di società realizza una successione universale corrispondente a quella mortis causa e produce gli effetti, tra loro interdipendenti, dell'estinzione della società incorporata e della contestuale sostituzione, nella titolarità dei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo a questa, della società incorporante, che rappresenta il nuovo centro di imputazione e di legittimazione dei rapporti giuridici già riguardanti i soggetti fusi o incorporati. Ne consegue, in tema di azione revocatoria fallimentare,...