Fusioni tra enti religiosi: fiscalità immobiliare tra prassi e riforme
D.Lgs. 123/2025 e principio di diritto n. 1/2026: come cambia la fiscalità delle fusioni tra enti religiosi tra Iva, plusvalenze e mappatura degli immobili.
Le operazioni straordinarie che coinvolgono gli enti religiosi civilmente riconosciuti presentano profili di spiccata complessità, derivanti dalla coesistenza, in capo al medesimo soggetto, di una sfera istituzionale (volta al perseguimento di finalità di religione o di culto) e di una sfera commerciale (connessa allo svolgimento di attività d'impresa). Su questo delicato crinale si innesca il principio di diritto n. 1/2026 dell'Agenzia delle Entrate, con cui l'Amministrazione Finanziaria fornisce importanti chiarimenti sul trattamento tributario delle operazioni di fusione per incorporazione tra enti religiosi appartenenti alla medesima struttura organizzativa.Sotto il profilo dell'Iva, il principio di diritto n. 1/2026 conferma l'orientamento consolidato della prassi. I trasferimenti di beni immobili realizzati nell'ambito di una fusione per incorporazione tra enti religiosi restano esclusi dal campo di applicazione dell'Iva per carenza del presupposto oggettivo, configurando una successione a titolo universale nei rapporti giuridici e non una cessione di beni rilevante ai fini del tributo.In virtù del principio di alternatività Iva/registro (art. 40 D.P.R. 131/1986), l'esclusione dal campo Iva comporta l'applicazione dell'imposta di registro. Tuttavia, l'Agenzia delle Entrate apre alla fruizione di un regime di favore particolarmente significativo: la tassazione in misura fissa. Trova infatti applicazione il regime agevolato previsto dall'art. 1, c. 737 L....