L’uso dello smartphone non è più soltanto una questione di buone maniere. È un problema di attenzione, di costi esterni e forse di economia della convivenza.
Un tempo il galateo stabiliva quando togliersi il cappello, come apparecchiare la tavola e a chi spettasse il primo saluto. Poi arrivò il cellulare e il problema divenne stabilire se fosse educato rispondere mentre si era a cena. Adesso siamo arrivati a un punto più interessante: il telefono non si limita più a metterci in comunicazione con qualcuno. Può parlare al posto nostro, scrivere al posto nostro, ricordare al posto nostro e, con l’intelligenza artificiale, perfino suggerirci come intervenire in una conversazione. A pensare male, può consentire di filmarci e registrarci a nostra insaputa, per poi fare ciò che vuole dei nostri contenuti personali. Se tiriamo in ballo il galateo, quindi, non è per amore del bon ton, ma perché la tecnologia ha creato situazioni per le quali le vecchie regole non bastano più.Consideriamo un caso banale. Sul treno qualcuno guarda un video senza cuffie. Non sta facendo nulla di male. Semplicemente, si serve del proprio telefono nel modo più comodo per sé stesso. Il problema è che il suono non rimane nel suo telefono: entra nello spazio degli altri passeggeri. È una piccola esternalità. Il beneficio è privato. Una parte del costo viene trasferita su soggetti che non hanno partecipato alla decisione. Il passeggero ha scelto il video, ma il resto della carrozza non ha scelto la colonna sonora. La faccenda potrebbe essere tradotta in questi termini: educato è colui che internalizza le proprie esternalità. Maleducato, invece,...